Le specie aliene nel Mediterraneo

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Roberta Bardelli
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2020-01-19

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Nei millenni passati, la colonizzazione mondiale ha determinato, in modo volontario o involontario, da parte dell’uomo, lo spostamento, di specie animali e vegetali in tutto il mondo. I legami e gli scambi economici e commerciali tra le varie zone del mondo hanno facilitato lo spostamento di molte specie attraverso le acque di zavorra delle navi, il fouling (incrostazioni di animali o vegetale sulla chiglia delle navi) o con la creazione di passaggi e nuovi collegamenti, come ad esempio l’apertura del Canale di Suez. Nell’ultimo secolo le innovazioni tecnologiche hanno consentito lo spostamento di molte specie, su larghe distanze, in tempi brevi e con il coinvolgimento di un gran numero di individui, causando un aumento nel numero di interazioni interspecifiche nei vari ecosistemi. Le barriere biogeografiche che hanno caratterizzato i differenti biota, cioè i complessi di organismi animali e vegetali che occupano un determinato spazio in un ecosistema, in diverse parti del mondo per millenni sono state facilmente violate dall’ uomo. Tutte queste specie che sono state “spostate” dall’uomo dal loro ambiente nativo ad un altro, che non è quello naturale del quale sono autoctone, vengono definite specie aliene. L’Unione Europea ha dato questa definizione: sono considerate specie aliene (non-native, non-indigene, alloctone, esotiche) quelle specie o sottospecie che sono presenti fuori dai territori che storicamente hanno occupato in natura e fuori dal loro potenziale di dispersione, come risultato diretto o indiretto di azioni antropiche; questa definizione include ogni parte, gamete o propagulo che può sopravvivere e di conseguenza riprodursi. Le specie aliene che riescono a stabilizzarsi e ad espandersi rapidamente nei territori in cui sono state introdotte, creando impatti tangibili sugli ecosistemi, vengono definite specie invasive. Molte specie introdotte sono essenziali per la salute e il benessere dell’uomo, per esempio si stima che in USA il 95% del cibo prodotto dipenda da specie non indigene animali e vegetali. C’è stato un cambiamento nella visione delle specie non native che inizialmente erano viste come componenti positivi del biota, mentre ora si riconosce l’effetto dannoso di alcune di esse, che spesso si è scoperto essere correlate a malattie di animali e piante. Un grande numero di specie, molte introdotte negli ultimi due secoli, si sono stabilizzate con successo in diverse aree dell’Europa, la quale può essere considerata un “hot-spot” per l’introduzione di specie acquatiche, con circa 2191 specie aliene conosciute ad oggi. L’interazione tra diversi fattori ambientali, come l’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera, l’aumento delle temperature, un alto livello di disturbi antropici e l’aumento della frammentazione degli habitat, facilita l’introduzione e la stabilizzazione di altre specie non indigene. Nel Mar Mediterraneo è in continuo aumento il numero di specie aliene, ad esempio nelle acque siciliane si possono trovare: Percnon gibbesi (granchio corridore atlantico). Specie nativa del Pacifico, dalla California fino al Cile, e dell’Atlantico nel Golfo del Messico; nel Mediterraneo è presente da tempi relativamente brevi e abita le zone rocciose con grandi spaccature e ricche di alghe. Portunus segnis (granchio blu), è nativo dell’oceano Indo-Pacifico, in partiolare del Golfo Persico; é considerata una delle prime specie Lessepsiane, ovvero che è arrivata nel Mediterraneo dal Mar Rosso passando attraverso il Canale di Suez. Vive in diversi tipi di habitat, fondi sabbiosi o seagrass bed, estuari e zone lagunari, e si può trovare dalla zona intertidale fino a grandi profondità. Pterois volitans (pesce scorpione) è una specie originaria del Mar Rosso e dell’oceano Pacifico, è stata accidentalmente introdotta nell’oceano Atlantico e negli ultimi anni anche nel Mar Mediterraneo. Abita le lagune e i fondali sassosi, ed è una specie pericolosa, in quanto alcuni raggi della spina dorsale e anale sono in realtà aculei veleniferi; la sua tossina può causare diversi gradi di avvelenamento e in alcuni casi la necrosi o una variazione della sensibilità della zona colpita che può durare anche alcuni giorni.
Questi sono solo alcuni esempi delle specie che stanno invadendo e cambiando il mar Mediterraneo così come lo conosciamo. Oggi gli effetti causati dalle specie invasive sono considerati componenti del cambiamento ambientale, in particolare determinano dei cambiamenti fondamentali e irreversibili nella biodiversità delle comunità naturali e nelle funzioni dei vari ecosistemi invasi in tutto il mondo.