Tartaruga marina comune

L’associazione Filicudi WildLife Conservation coordina anche un progetto di conservazione sulla tartaruga marina comune Caretta caretta.

Nel Mar Mediterraneo rappresenta la specie più diffusa e comune, essendo presente in tutto il bacino, ma con densità variabili in relazione alla stagionalità e alla località geografica (Margaritoulis et al., 2003); oltre che con una diversa frequentazione delle aree a seconda dello stadio di maturità raggiunto e della fase del ciclo riproduttivo (Plotkin, 1989; Plotkin et al., 1993). Dopo una prima fase vitale che i giovani conducono in ambiente epipelagico lasciandosi principalmente trascinare dalle correnti marine, gli esemplari di Caretta caretta tendono a frequentare maggiormente zone neritiche prediligendo un’alimentazione di tipo bentonico. E’ proprio in questa fase del ciclo vitale (subadulto) che le tartarughe possono imbattersi in numerose minacce di natura antropica come la cattura accidentale nelle reti e in altri strumenti da pesca (in particolare, in palangari pelagici). 

Il Centro di Filicudi si occupa anche di numerosi progetti di ricerca sulla Caretta caretta nelle isole Eolie. Sono state caratterizzate le aree di distribuzione e gli habitat ottimali, il comportamento in mare, le classi di età degli individui e la loro relazione con parametri ambientali come le stagioni, il vento, la temperatura dell’acqua e le correnti superficiali.  

Inoltre collezionando campioni biologici dalle tartarughe spiaggiate e dagli  esemplari recuperati è stato possibile caratterizzare:

  1. l’accumulo di inquinanti e metalli pesanti sul carapace (Istituto Superiore di Sanità),
  2. l'alimentazione, attraverso lo studio di isotopi stabili contenuti nei tessuti e nel sangue (Università di New Castle, UK),
  3. il biota intestinale (Università di Tor Vergata),
  4. le rotte migratorie attraverso l'apposizione di tag satellitari sul carapace (Stazione Zoologica Anton Dorhn),
  5. la genetica di popolazione (Università di Tor Vergata),
  6. gli epibionti/parassiti sul carapace (Università di Bologna).