Reti ecologiche

Filicudi WildLife Conservation si occupa di consulenza per la progettazione di aree di collegamento ecologico nell'ambito di parchi e aree protette. Recenti acquisizioni teoriche in ecologia e biogeografia hanno fornito un primo schema di riferimento concettuale ribadendo come, in contesti territoriali frammentati, una strategia basata esclusivamente sulla istituzione di aree protette non possa garantire la conservazione di popolazioni, ecosistemi e processi ecologici. E' allora emersa la necessità di trasferire le acquisizioni scientifiche sull'argomento alle azioni pratiche di conservazione e pianificazione territoriale, pur se ciò presenta difficoltà per l'ampia gamma di differenze eco-etologiche tra le specie oggetto di indagine e per le diverse scale spaziali, temporali, ecologiche coinvolte.

Questa consapevolezza si è tradotta nello sviluppo di una settore specifico della pianificazione, le reti ecologiche, anche in accordo con le indicazioni espresse nelle Direttive comunitarie e nelle strategie pan-europee . Per impostare un iter metodologico che segua criteri ecologici e di conservazione sarà necessario definire, oltre al contesto di studio, le scale di indagine (spaziali e temporali), i target di pianificazione/conservazione e i livelli di organizzazione ecologica coinvolti.

Gli approcci indicati di seguito si rifanno, in parte, alle indicazioni fornite da Malcevschi (2000) e Reggiani (2000) riguardo alle differenti tipologie di rete ecologica.

Approccio strutturale:
Dati di campo, strumenti cartografici, aerofoto, immagini da satellite, permettono, anche attraverso una loro stratificazione (GIS), l'individuazione sul territorio delle unità ecosistemiche, del loro grado di isolamento e frammentazione, delle connessioni e discontinuità.
Ciò sarà utile per un inquadramento del fenomeno a livello territoriale-strutturale, necessario per l'impostazione delle fasi successive del lavoro. L'ambito di riferimento deve essere soggetto ad una contestualizzazione naturalistico-territoriale, nonché storico-antropica, per valutare se le discontinuità osservate sono la risultante di un processo di frammentazione antropica passata o recente, oppure sono la conseguenza di naturali eterogeneità.

Approccio funzionale e dinamico:
Secondo l'IUCN (1999) tra le funzioni che una rete ecologica deve assolvere vi sono la conservazione degli ambienti naturali e la protezione delle specie di interesse conservazionistico, anche attraverso il mantenimento dei processi di dispersione e lo scambio genetico fra le popolazioni. Il precedente approccio strutturale risulta fondamentale: le relazioni spaziali fra gli elementi del paesaggio influenzano i flussi di energia e materia e la dispersione di individui e propagali. Tuttavia la mera individuazione cartografica di una continuità ambientale può non essere funzionale agli obiettivi di conservazione. Alcune specie possono mostrare, infatti, difficoltà a disperdersi lungo fasce di apparente continuità, effettiva ad una preliminare analisi territoriale ma solo presunta a livello funzionale. La connettività è, allora, determinata non solo da una componente strutturale, legata al contesto territoriale, ma anche da una funzionale eco-etologica, specie-specifica. La scelta della scala e la funzione connettiva o di barriera degli elementi territoriali sono quindi legati alle differenti caratteristiche eco-etologiche delle specie di volta in volta individuate.
Assume quindi un ruolo cardine l'individuazione dei soggetti su cui focalizzare l'attenzione.
La scelta di tali specie verrà effettuata sulla base di una check-list della fauna locale ricavabile da bibliografia, da atlanti qualora disponibili o da studi di campo.
Andrebbero scelte specie target differenti in relazione alle diverse categorie ambientali presenti nel contesto studiato, ciascuna rappresentativa di un gruppo affine ecologicamente, prescindendo da scelte emotive e soggettive.
Tali specie dovrebbero interessare scale diverse così da assolvere a funzioni eco-etologiche differenti.
A questo proposito sono stati indicati criteri di ausilio nella scelta:

Specie comuni possono, oltretutto, svolgere un ruolo chiave nella funzionalità dei sistemi ecologici (Soulè, 1986). Indicazioni utili alla scelta sono rinvenibili nella letteratura scientifica in lavori che affrontano gli aspetti legati alla dispersione, alla vulnerabilità all'isolamento e alla frammentazione.
In assenza di dati bibliografici sulla sensibilità alla frammentazione, in contesti specifici, possono essere, infine, previsti studi ad hoc.
Oltre che a livello di popolazioni/specie possono essere previsti approcci in cui i target siano livelli superiori di organizzazione ecologica (es.: biocenosi).
La stratificazione dei dati strutturali-territoriali ed ecologico-funzionali con quelli inerenti le diverse forme di antropizzazione può facilitare il riconoscimento dei punti di conflitto costituendo un necessario passo per adottare le successive scelte tecnico-progettuali.

Approccio gestionale:
Secondo questo approccio le aree naturali protette o con specifiche tipologie di vincolo verrebbero a rappresentare i nodi della rete, differentemente da una lettura strutturale e funzionale ove i nodi erano, rispettivamente, le unità eco-sistemiche e le popolazioni di specie target.
Tuttavia, di recente è emersa la necessità di non confondere la "rete di aree protette" con una "rete di ambienti naturali". Benché talvolta coincidenti, i due approcci sono concettualmente indipendenti e andrebbero tenuti distinti: la perimetrazione delle aree protette è la risultante di un procedimento di istituzione che, nonostante si basi su indicazioni di tipo conservazionistico, di fatto e per alcuni contesti, può seguire criteri di individuazione e perimetrazione politico-amministrativi.
L'efficacia ecologica di una rete di aree vincolate può essere allora garantita solo attraverso una sua rilettura funzionale.
Questa permetterà di rilevare incongruenze, pianificando azioni specifiche in grado di seguire gli obiettivi di conservazione prefissati.